Colpiti i più deboli
Abbiamo raccolti i dati sulle persone di Castelletto in CIGS, pensiamo che si possa cominciare a fare qualche considerazione.
E’ sbagliato pensare che l'Azienda ha voluto liberarsi con la CIGS delle persone (perché sono persone, non numeri) che saranno più in difficoltà rispetto agli altri?
Persone che per tirare avanti saranno costrette a trovare un’alternativa fuori da Italtel….
Persone che perché donne, con figli, monoreddito, categorie protette, single sono state in qualche modo 'punite'? Ma le pari opportunità, ricordate Marisa Bellisario?
Questi i numeri.
Ci sono altri aspetti che non abbiamo potuto misurare, non ultimo il fatto che ci sono state segnalate situazioni di persone che avevano risposto a job posting o erano state ricollocate dall'Azienda e sono state 'premiate' con sei mesi di CIGS. Ma anche che gruppi di lavoro sono stati praticamente decimati rendendo impossibile la continuazione di attività che attualmente 'portano soldi'; attività necessarie per arrivare a fornire i prodotti al cliente sono state cancellate perché chi se ne occupava è stato espulso. Ma c’è anche la scelta di mandare in CIGS alcune persone e continuare ad avvalersi dei consulenti (trattenendoli) che lavoravano al loro fianco.
L'Azienda da tempo dice che NON è possibile gestire gli esuberi solo con i Contratti di Solidarietà, perché non sarebbe stata in grado di portare avanti le attività focali, ma di fatto ha bloccato molte attività mettendo in CIGS le persone chiave che le svolgevano. E’ solo un problema di attività non redditizie oppure c’è un problema di cambio di attività?
Abbiamo molti dubbi sul piano industriale tanto citato dall'Azienda, ma mai consegnato al sindacato e ai lavoratori,(francamente non comprendiamo dove stia il problema della sua consegna).
In molti dicono, che questo piano prevede solo l'eliminazione di 400 persone, ma che per il resto non è un vero piano. E’ così?
La riorganizzazione che si sta realizzando prevede la cancellazione di prodotti e di attività? Quali? Con che logica? Quanto ci costerà in formazione del personale?
Ci piacerebbe avere alcune risposte, almeno a queste domande…..
L'Azienda ha veramente provato ad analizzare quali sono le cose che non funzionano per vedere come metterci mano? Com’ è possibile prevedere una riorganizzazione per i primi di giugno, ben dopo un mese e mezzo di attività bloccate dalla mancanza del personale messo in CIGS? In alcune aree stiamo osservando che si sta ritornando alla organizzazione precedente, a Bertolina… evidentemente c’è qualcosa che non funziona, per alcuni aspetti questa scelta è positiva, come dire, l’avevamo anche detto, ma NON ci hanno dato retta…..
Possiamo dare qualche suggerimento, visto che non “vediamo” nessuna analisi da parte aziendale?
Alcuni colleghi che hanno analizzato bene la situazione di Italtel scrivono…..
I PROBLEMI DI ITALTEL
1. incapacità del management di strutturare competenze, valori e asset tecnologici secondo un workflow chiaro e non ridiscusso in continuazione,
2. scarsa capacità di realizzare nuovi prodotti in tempi e costi coerenti con le esigenze del mercato,
3. scarsa cultura di vendita al di fuori del settore telecomunicazioni,
4. mancanza di strategia innovativa (intesa come capacità di identificare le frontiere dell'innovazione, esplorarle, indirizzare gli investimenti e consolidare un posizionamento su segmenti che garantiscano margini e ripetitività del business),
5. in quasi nove anni ci sono state una decina di riorganizzazioni che non solo non hanno strutturato i valori interni, ma ne hanno aggiunti altri sia sul fronte delle competenze, sia su quello dei costi e a ogni cambiamento son rimasti i costi e ridotte le competenze,
6. mancanza di spirito di squadra e aziendale: la competizione e la segmentazione di principi, idee, visioni su cosa fare nel futuro e come mandare avanti l'azienda. Ognuno cerca di decidere nel suo piccolo, senza avere una visione aziendale o interesse aziendale…..
7. asset azionario non industriale: affidare un'azienda di importanza nazionale (nel 2000) a un fondo di investimento non fu certo una scelta positiva. Oggi per risollevare un'azienda potenzialmente utile al paese c'è bisogno di capitali freschi e di una proprietà, che anche se non ne ha le finalità, almeno abbia un DNA industriale,
8. debito con le banche. Questo è un grosso problema, che può solo peggiorare se non si interviene in tempo risolvendo i problemi precedenti e non cullandosi solo sull’ingegneria finanziaria, ma impegnandosi anche nella riduzione degli sprechi, dei consulenti inutili (perché facilmente sostituibili da personale interno) e degli interessi particolari/personali. Sappiamo di un consulente in Italtel che ha 75 anni e non sappiamo quale valore aggiunto porta all’Azienda..
Questo comunicato vuole essere anche un appello verso chi ha veramente a cuore il futuro di Italtel. Bisogna con urgenza porre rimedio concretamente alle cose che non vanno.
Dal Piano Industriale ci aspettiamo il vero rilancio di Italtel che preveda anche il rientro delle persone dalla CIGS al più presto, anche perché è antieconomico sprecare le competenze professionali che sono state formate dall’Azienda stessa. Ma anche le Regioni e il Ministero devono fare la loro parte perché fino ad oggi abbiamo sentito solo buone intenzioni, dichiarazioni….
Vogliamo che si sappia e lo diciamo con forza che i colleghi in CIGS devono rientrare. Bisogna impegnarsi TUTTI per raggiungere QUESTO obiettivo.
RSU Italtel Castelletto

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