giovedì 27 giugno 2019

Sempre più preoccupati


Le preoccupazioni che avevamo espresso in tempi non sospetti, prima del closing di Exprivia per divenire azionista di maggioranza di Italtel, si stanno concretizzando: è sotto gli occhi di tutti il cambiamento di clima che si vive in Azienda. Nel silenzio più generale Italtel si sta “normalizzando”, integrandosi velocemente nel modello Exprivia.
Questo modello presuppone, dal punto di vista sindacale, il dilazionare i tempi di risposta alle richieste della RSU, non riconoscendo il valore della contrattazione e il confronto con il sindacato. Basti pensare che il primo accordo sindacale in Exprivia è stato siglato a novembre 2018 dopo un anno e mezzo di trattative (il primo accordo dopo 17 anni di vita dell’azienda!).

Un esempio utile per comprendere bene il pensiero di Exprivia, è quello dello Smart Working: Exprivia è contraria all’allargamento della platea dei lavoratori e trasferisce questa sua scelta in Italtel. Si tratta di un modo di ragionare da azienda arretrata, dove prevale l’idea di tenere sotto controllo visivo le persone, senza tener conto che Italtel non produce bulloni, non è una catena di montaggio, ma sviluppa prodotti e progetti. Lo Smart Working, però, viene pubblicizzato come uno dei capisaldi grazie ai quali Exprivia ha vinto il “premio per il miglior piano Wellfeel”, insieme a flessibilità, conciliazione vita-lavoro, welfare aziendale: cose -come detto- acquisite solo di recente, e che per Italtel si tendono invece a ridimensionare, “scendendo” appunto ai livelli di Exprivia (per non parlare dei livelli retributivi).

Ci dispiace scrivere queste considerazioni, ma è solo per far comprendere a chiunque come si ragiona e che idee di (non) Relazioni Industriali vi siano in Exprivia.

Anche dal punto di vista dell’azionariato, a nessun lavoratore, al Sindacato, è chiaro cosa stia facendo Exprivia (socio di maggioranza con il suo 81% di quota) per rilanciare Italtel.

Abbiamo seri dubbi che Exprivia voglia investire su Italtel.

Dalle piccole alle grandi questioni, si ha il sentore che le decisioni siano prese da una singola persona che esercita un controllo capillare su qualsiasi aspetto della vita lavorativa, partendo dalle strategie aziendali per scendere alle vicende quotidiane di piccolo cabotaggio. È impensabile che un’azienda di alto livello tecnologico e di medie/grandi dimensioni venga gestita in modo personalistico: vengono sviliti il ruolo, le capacità e le responsabilità delle aree e degli stessi dirigenti, vengono meno la ricchezza, le intuizioni e le visioni dei lavoratori, dei tecnici, dei progettisti. Questo comportamento fa del male a Italtel, incidendo in modo negativo sul normale funzionamento di un’azienda, a nostro parere messa in pericolo di fatto da una NON gestione.

Più in generale non si riesce a comprendere dove Exprivia voglia andare a parare per il futuro prossimo venturo.

Si ha ancora intenzione di investire nei prodotti proprietari (che da sempre garantiscono marginalità maggiore)? 

Come si intende far fronte alle dimissioni di colleghi, con professionalità elevata, che lasciano l’azienda? L’impressione è che, chi può, sceglie di andarsene perché non vede un futuro e non trova valorizzazione della propria professionalità.
Che ne sarà del reparto BUL una volta terminata la commessa per Open Fiber?

Che Italtel avremo, nei prossimi anni?

C’è un rischio reale, come paventato da alcuni, di scorporo di rami d’azienda e di ulteriori esuberi?

La paura è che se non si fanno investimenti, Italtel venga AFFOSSATA.

Per questo abbiamo ritenuto necessario chiedere un incontro al MISE, dove Exprivia venga a raccontare quali siano gli intendimenti per il futuro della Società. Vogliamo ricordare che Italtel percepisce finanziamenti sia Regionali sia dai Ministeri per progetti che vanno nella direzione dello sviluppo e della salvaguardia dell’occupazione.

La declamata Open Innovation (collaborare con start-up, centri di ricerca, università) ha un senso, ma il futuro per Italtel si deve basare innanzitutto sul saper riconoscere l’impegno e le competenze di chi in Italtel lavora.

Tutto questo si traduce, in altre parole, nel saper governare lo sviluppo, riconoscendo la contrattazione come valore, nel saper ascoltare e incentivare le persone che lavorano, nel far sì che chi passa in Italtel buona parte della propria giornata, lo faccia (al di là di una giusta retribuzione percepita e non decurtata con arroganza) orgogliosa di dare il proprio contributo, con un senso di appartenenza all’azienda, tratto distintivo dell’Italtel di un tempo.

Se passa la logica della paura e del signorsì, è l’azienda a soffrirne.

Un’ultima riflessione, non indirizzata a chi dirige Italtel, ma a tutti i lavoratori, a tutti noi: per provare a cambiare un contesto preoccupante serve muoversi, darsi da fare, reagire con convinzione, mostrando il coraggio di dire NO, non ci sto, non è questa l’Italtel nella quale ho vissuto e lavorato, non deve essere questa l’Italtel nella quale voglio continuare a poter dare il mio contributo.

Per i più giovani (poche righe che chiariscono l’attuale stato negativo)

Il forte indebitamento di Italtel non nasce per l’incapacità dei lavoratori, dei dirigenti, o per la scarsa vendibilità di prodotti e servizi, ma è dovuto in larga parte alla responsabilità dei passati azionisti, in particolare a quanto accaduto nei primi anni Duemila quando Telecom, azionista principale nel biennio 2002-2003, cede la maggioranza del pacchetto azionario a fondi di investimento USA.

I fondi, usando la formula del leverage buy-out (utilizzata in precedenza nella vendita della stessa Telecom), acquisiscono Italtel chiedendo alle banche soldi in prestito.

Le banche concedono il prestito, i fondi comprano, e il debito che hanno contratto per comprare Italtel viene trasferito, in modo vergognoso e disastroso per l’azienda, sul bilancio della società. Italtel si trova all’improvviso ad avere un debito enorme, difficilmente estinguibile, causato, come detto, da manovre finanziare lecite, ma immorali nella sostanza.

In altre parole il debito è colpa di una finanza NON sana: è bene saperlo quando ci troviamo a discutere dei debiti di Italtel.

Coordinamento Nazionale RSU gruppo Italtel
27 giugno 2019

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