Le
preoccupazioni che avevamo espresso in tempi non sospetti, prima del closing di
Exprivia per divenire azionista di maggioranza di Italtel, si stanno
concretizzando: è sotto gli occhi di tutti il cambiamento di clima che si vive
in Azienda. Nel silenzio più generale Italtel si sta “normalizzando”,
integrandosi velocemente nel modello
Exprivia.
Questo modello presuppone,
dal punto di vista sindacale, il dilazionare i tempi di risposta alle richieste
della RSU, non riconoscendo il valore della contrattazione e il confronto con
il sindacato. Basti pensare che il primo accordo sindacale in Exprivia è stato siglato
a novembre 2018 dopo un anno e mezzo di trattative (il primo accordo dopo 17
anni di vita dell’azienda!).
Un esempio utile per
comprendere bene il pensiero di Exprivia, è quello dello Smart Working:
Exprivia è contraria all’allargamento della platea dei lavoratori e trasferisce
questa sua scelta in Italtel. Si tratta di un modo di ragionare da azienda
arretrata, dove prevale l’idea di tenere sotto controllo visivo le persone,
senza tener conto che Italtel non produce bulloni, non è una catena di
montaggio, ma sviluppa prodotti e progetti. Lo Smart Working, però, viene
pubblicizzato come uno dei capisaldi grazie ai quali Exprivia ha vinto il
“premio per il miglior piano Wellfeel”, insieme a flessibilità, conciliazione
vita-lavoro, welfare aziendale: cose -come detto- acquisite solo di recente, e
che per Italtel si tendono invece a ridimensionare, “scendendo” appunto ai
livelli di Exprivia (per non parlare dei livelli retributivi).
Ci dispiace scrivere queste
considerazioni, ma è solo per far comprendere a chiunque come si ragiona e che
idee di (non) Relazioni Industriali vi siano in Exprivia.
Anche dal punto di vista
dell’azionariato, a nessun lavoratore, al Sindacato, è chiaro cosa stia facendo
Exprivia (socio di maggioranza con il suo 81% di quota) per rilanciare Italtel.
Abbiamo
seri dubbi che Exprivia voglia investire su Italtel.
Dalle piccole alle grandi questioni,
si ha il sentore che le decisioni siano prese da una singola persona che
esercita un controllo capillare su qualsiasi aspetto della vita lavorativa,
partendo dalle strategie aziendali per scendere alle vicende quotidiane di
piccolo cabotaggio. È impensabile che un’azienda di alto livello tecnologico e
di medie/grandi dimensioni venga gestita in modo personalistico: vengono
sviliti il ruolo, le capacità e le responsabilità delle aree e degli stessi
dirigenti, vengono meno la ricchezza, le intuizioni e le visioni dei
lavoratori, dei tecnici, dei progettisti. Questo comportamento fa del male a
Italtel, incidendo in modo negativo sul normale funzionamento di un’azienda, a
nostro parere messa in pericolo di fatto da una NON gestione.
Più in generale non si
riesce a comprendere dove Exprivia voglia andare a parare per il futuro
prossimo venturo.
Si ha ancora intenzione di
investire nei prodotti proprietari (che da sempre garantiscono marginalità
maggiore)?
Come si intende far fronte
alle dimissioni di colleghi, con professionalità elevata, che lasciano
l’azienda? L’impressione è che, chi può, sceglie di andarsene perché non vede
un futuro e non trova valorizzazione della propria professionalità.
Che
ne sarà del reparto BUL una volta terminata la commessa per Open Fiber?
Che
Italtel avremo, nei prossimi anni?
C’è
un rischio reale, come paventato da alcuni, di scorporo di rami d’azienda e di
ulteriori esuberi?
La paura è che se non
si fanno investimenti, Italtel venga AFFOSSATA.
Per questo abbiamo ritenuto
necessario chiedere un incontro al MISE,
dove Exprivia venga a raccontare quali siano gli intendimenti per il futuro
della Società. Vogliamo ricordare che Italtel percepisce finanziamenti sia
Regionali sia dai Ministeri per progetti che vanno nella direzione dello
sviluppo e della salvaguardia dell’occupazione.
La declamata Open Innovation
(collaborare con start-up, centri di ricerca, università) ha un senso, ma il
futuro per Italtel si deve basare innanzitutto sul saper riconoscere l’impegno
e le competenze di chi in Italtel lavora.
Tutto questo si traduce, in
altre parole, nel saper governare lo sviluppo, riconoscendo la contrattazione
come valore, nel saper ascoltare e incentivare le persone che lavorano, nel far
sì che chi passa in Italtel buona parte della propria giornata, lo faccia (al di là di una giusta retribuzione
percepita e non decurtata con arroganza) orgogliosa di dare il proprio
contributo, con un senso di appartenenza all’azienda, tratto distintivo
dell’Italtel di un tempo.
Se
passa la logica della paura e del signorsì, è l’azienda a soffrirne.
Un’ultima riflessione, non
indirizzata a chi dirige Italtel, ma a tutti i lavoratori, a tutti noi: per
provare a cambiare un contesto preoccupante serve muoversi, darsi da fare,
reagire con convinzione, mostrando il coraggio di dire NO, non ci sto, non è questa
l’Italtel nella quale ho vissuto e lavorato, non deve essere questa l’Italtel
nella quale voglio continuare a poter dare il mio contributo.
Per i più giovani (poche
righe che chiariscono l’attuale stato negativo)
Il forte indebitamento di
Italtel non nasce per l’incapacità dei lavoratori, dei dirigenti, o per la
scarsa vendibilità di prodotti e servizi, ma è dovuto in larga parte alla
responsabilità dei passati azionisti, in particolare a quanto accaduto nei
primi anni Duemila quando Telecom, azionista principale nel biennio 2002-2003,
cede la maggioranza del pacchetto azionario a fondi di investimento USA.
I fondi, usando la formula
del leverage buy-out (utilizzata in precedenza nella vendita della stessa
Telecom), acquisiscono Italtel chiedendo alle banche soldi in prestito.
Le banche concedono il
prestito, i fondi comprano, e il debito che hanno contratto per comprare
Italtel viene trasferito, in modo vergognoso e disastroso per l’azienda, sul
bilancio della società. Italtel si trova all’improvviso ad avere un debito
enorme, difficilmente estinguibile, causato, come detto, da manovre finanziare
lecite, ma immorali nella sostanza.
In
altre parole il debito è colpa di una finanza NON sana: è bene saperlo quando
ci troviamo a discutere dei debiti di Italtel.
Coordinamento
Nazionale RSU gruppo Italtel
27
giugno 2019
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